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La pesca negli erbai

28 Gennaio 2026

A qualcuno di voi sarà capitato di pescare in qualche specchio d’acqua infestato dalle alghe, vero? E probabilmente molti di voi avranno rinunciato ad affrontare una sessione che, a un primo impatto, sarebbe sembrata impossibile da gestire.

Anche io, in passato, quando ero alle prime armi, ho desistito più volte dal pescare in simili ambienti… davvero troppi problemi.

Eppure la pesca in questi spot, se ben impostata, può regalare catture importanti, proprio perché molti pescatori scelgono luoghi meno impegnativi.

Intanto cerchiamo di capire meglio questa sorta di barriera naturale che, a un certo punto dell’anno, emerge tra le nostre canne e le carpe. In primavera il verde torna a prendere vita e, come tutte le piante e i fiori, anche negli specchi d’acqua la vegetazione acquatica ricomincia a crescere.

Ovviamente i fattori che favoriscono la crescita sono temperatura e limpidezza dell’acqua: a basse e medie profondità, dove la luce filtra più facilmente, alghe e piante fioriscono in anticipo.

È in questi habitat che, spesso, da fine aprile ai primi di maggio, la vegetazione comincia rapidamente la sua crescita. Ma perché cercare le carpe in questi ambienti difficili?

È presto detto: in estate, grazie alla fotosintesi clorofilliana, la vegetazione sfrutta l’energia della luce del sole e produce ossigeno.

Sono quindi ottimi luoghi dove ricercare il pesce nelle ore diurne, quando, soprattutto nella bella stagione, tende a stazionare qui perché, oltre a trovare ossigeno nell’acqua, trova anche un riparo dalla luce e—ahimè—dalle insidie dei pescatori.

Le stesse aree sono invece meno produttive di notte, perché la produzione di ossigeno viene sostituita dall’emissione di anidride carbonica, che può avere effetti repulsivi sul pesce. Di notte, quindi, è spesso meglio cercare spot con caratteristiche differenti.

Da un punto di vista pratico, pescare all’interno di questi spot diventa difficile. Spesso però le alghe non crescono in maniera omogenea e a volte riusciamo a trovare piccole zone dove queste infestanti non sono cresciute, o perlomeno sono molto meno fitte. È in questi punti che andremo a calare i nostri inneschi.

Per quanto riguarda l’attrezzatura, se pensiamo di dover recuperare il pesce da riva, è meglio avere canne da almeno 12 ft con un buon libraggio. Stesso discorso per i mulinelli, che dovranno essere dimensionati agli eventuali sforzi e imbobinati con treccia.

Se siete muniti di imbarcazione e vi è possibile utilizzarla, potrete optare per canne anche da 10–12 ft, sempre però sufficientemente potenti. I terminali dovranno essere semplici e robusti, senza troppi nodi o possibili appigli.

L’utilizzo di un sacchetto in PVA di buone dimensioni, invece, ci garantirà di avere pulito e cibo tutto attorno all’innesco, rendendolo visibile anche in presenza di alghe.

Molto importante è l’impiego del piombo a perdere: meglio ancora se si utilizzano sassi a perdere legati con il classico spezzone di camera d’aria. In questo modo, oltre ad avere una zavorra importante che si staccherà in caso di mangiata, adotteremo uno stile di pesca più ecologico, evitando di rilasciare piombo nello specchio d’acqua.

Un altro accorgimento tecnico che, in alcuni luoghi, dovremo adottare è il tendifilo. Purtroppo in certi ambienti capita di doverlo utilizzare per il continuo passaggio di imbarcazioni.

Anche qui è molto importante che questo piccolo accessorio si stacchi il prima possibile dalla lenza madre, perché altrimenti diventa un punto di appiglio per le alghe, che andranno ad attaccarsi in fase di recupero rendendo ancora più difficile l’impresa.

Consiglio quindi back leads realizzati con un semplice piombo legato a un ferretto di sezione sottile, che chiuderemo attorno alla lenza madre subito dopo il lancio o la calata.

In alternativa andranno benissimo i back leads collegati a una treccia fluo (come quelli che commercializzava Fox). La cosa fondamentale è che, al momento della ferrata, si sgancino immediatamente e ci lascino liberi di combattere con il nostro avversario.

La condotta di pesca in questi ambienti è tutt’altro che rilassante: le partenze saranno spesso brevi, oppure—il più delle volte—ci accorgeremo della mangiata con qualche movimento dello swinger.

I pesci in questi erbai non hanno possibilità di correre prendendoci lenza e quasi sempre si bloccano all’interno di queste masse di alghe fitte nella speranza di liberarsi. La cosa migliore, subito dopo la ferrata, è raggiungere con un’imbarcazione la nostra preda e liberarla piano piano dalle alghe.

Se non si dispone di un’imbarcazione, la cosa si complica, ma non si tratta comunque di un’impresa impossibile. Canne lunghe e potenti ci aiuteranno senz’altro, stando però attenti a non esagerare nel forzare il pesce qualora dovesse bloccarsi all’interno dell’algaio. Meglio mantenere una trazione costante e, se possibile, cambiare l’angolazione di recupero.

Se siete in compagnia fatevi aiutare perché sicuramente dovrete anche liberare la lenza madre da diversi ciuffi di alghe durante il recupero.

In conclusione, la pesca in questi ambienti dal punto di vista tecnico è abbastanza impegnativa ma se affrontati con le giuste accortezze possono regalare grandi emozioni.

Alla prossima…😊

Daniele

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